L’evoluzione dell’insegnamento come cartina di tornasole della società
Per scrivere questo articolo ho preso spunto dalle mie esperienze scolastiche e dai vari scambi di cultura che ho potuto avere nella mia vita, infatti, grazie alla mia famiglia ho potuto fare molti viaggi e comprendere le caratteristiche peculiari di ogni insegnamento e le diversità tra stato e stato, capendo che l’insegnamento in Italia è ancora molto indietro rispetto a Cuba Spagna Francia e così via.
Basti per un attimo pensare alla scarsità di persone che sappiano bene l’inglese in Italia, questo perché non si insegna molto bene e soprattutto non si dà la possibilità agli alunni di far pratica.
Basti pensare invece che a Cuba fin dalle medie lo parlano molto bene, pur facendo lezione sempre all’aperto e sempre apparentemente giocando.
Ritengo che le lezioni frontali servano a ben poco se non ad annoiare e a rendere ancora più pesanti le varie materie. Servono altresì metodi innovativi di insegnamento basati sull’esperienza, alla quale applicare la teoria facendo degli esempi e rendendo il più possibile le lezioni dinamiche ed esperienziali come fa d’altronde la maggior parte dei paesi europei.
Questo però in Italia è impossibile perché vi è una cultura arretrata e per lo più teorica portando così a una faticosa scalata nella ricerca del posto di lavoro, data dal fatto che viene richiesta esperienza che uno studente alle prime armi non può avere, se l’istruzione è svolta in questo modo.
Se invece l’istruzione venisse fatta attraverso l’istituzione di laboratori pratici, nei quali si spiegasse anche la teoria attraverso sempre esempi pratici, tutto sarebbe molto più facile, perché gli studenti saprebbero già come affrontare tutto una volta entrati nel mondo del lavoro.
Insomma, la gavetta andrebbe fatta direttamente in università e non una volta finita, solo così possiamo essere una società migliore tutelando così le nostre menti più geniali.
La persona come fulcro della collettività
Come abbiamo opportunità di vedere ogni giorno, negli ultimi anni si sta assistendo a una progressiva perdita della valorizzazione della persona, in quanto, nei posti di lavoro, quando si hanno, non è importante la persona, ma è importante il risultato che quest’ultima attraverso il proprio lavoro porta all’azienda; quindi, si tende a premiare il risultato e non la persona.
Secondo me in Italia bisognerebbe tornare come era negli anni del boom economico a valorizzare la persona e i propri talenti, in modo tale che durante i processi produttivi loro possano esprimere le proprie idee e fare in modo che la loro creatività venga valorizzata.
In ogni posto di lavoro ognuno dovrebbe avere il proprio ruolo, si dovrebbe essere, infatti, divisi in team e ogni persona dovrebbe dare il proprio contributo per raggiungere il miglior risultato possibile.
Questo è quello che prevede anche il team building: strategie che in Italia sono poco utilizzate, mentre in America lo sono fin dagli anni ‘60.
Insomma, ci vorrebbero incentivi che accompagnassero le aziende e le persone a vivere una vita migliore e piena di soddisfazioni per far sì che l’Italia torni agli antichi fasti.
Mi fa sempre riflettere un aspetto, a Milano, fino a qualche decennio fa, vi era la nebbia causata, oltre che dagli eventi naturali, anche dall’inquinamento delle fabbriche; ora non è più così e comunque si parla molto di più di inquinamento e mi auguro che, oltre all’avanzamento tecnologico, ci sia anche un avanzamento di cultura per la valorizzazione delle persone e dell’ambiente, perché senza ambiente non vi sono persone.
Per avere un tenore di vita buono bisognerebbe inoltre avere uno stipendio equo attuando, così, politiche in tal senso, garantendo a tutti uno stipendio minimo e alle categorie svantaggiate permettere di vivere in autonomia senza pesare sulle organizzazioni e sulle istituzioni.
Perché, se ci pensiamo bene, è vero che la Caritas o aziende simili fanno un lavoro encomiabile, ma se questo lavoro fosse fatto dallo stato attraverso assegni equi, anche le persone meno abbienti avrebbero la possibilità di vivere una vita decorosa e contribuire alla crescita economica.
Questo percorso deve essere però accompagnato dalla ricerca di un posto di lavoro in base alle peculiarità delle persone.
Questo processo deve partire assolutamente dalla scuola, che deve aiutare a formare la personalità di tutti e capirne le attitudini per indirizzarli sulla strada dei sogni di ognuno.
Perché senza sogno non si vive e non si può definirsi persone, ma saremmo tutti automi.
In definitiva, se non si vivesse in questo modo avremmo sempre persone infelici e scontente del paese in cui viviamo.
Sperando che qualcosa cambi e che soprattutto il buonsenso prenda il sopravento, sicuramente far girare le rotelle più “dreammamente” aiuterebbe a essere migliori.
La persona come membro essenziale della collettività sine qua non
I conflitti nel mondo finiranno solo quando si capirà che bisogna mettere al centro la persona e tutte le sue peculiarità e distinzioni, per valorizzarla e consentirle di vivere la vita nel modo più sereno possibile.
Non è facile attuare questo processo, ma bisognerebbe farlo per consentire all’economia di girare al meglio e di creare sempre più ricchezza.
Cerco di spiegare questo concetto: attualmente gli interessi economici sono messi al centro della vita della collettività e la persona è ai margini, schiava di questo sistema.
Da questo nascono sia le guerre finanziare sia le guerre, purtroppo globali, come quelle a cui assistiamo ogni giorno, per creare ancora un giro di soldi infinito.
Se invece la persona fosse messa al centro e da ogni persona venisse fuori il meglio, per fare tutto questo processo bisognerebbe avere delle persone che aiutino nel percorso della maieutica e anche, successivamente, a completamento, dei lavori che soddisfino tutti.
Bisogna però avere qualche riguardo nello scegliere i vari team e i vari ruoli delle persone per far sì che tutti lavorino al meglio.
In questo contesto non ci sarebbero conflitti perché tutti sarebbero contenti e a nessuno passerebbe nell’anticamera del cervello di sopraffare l’altro.
Solo che l’uomo è talmente egoista e con i paraocchi che non è capace di fare questa semplice analisi e questo è ciò che rende l’uomo ancora un essere incompleto.
Fino a quando l’egoismo avrà il sopravvento sul far girare le rotelle saremmo in questo ciclo senza uscita.
Con la speranza che l’uomo possa far girare le rotelle al meglio sono e resto convinto che saprà uscire da questo turbinio di situazioni complicate.
Il potenziale delle persone come tutela della propria personalità
Siamo abituati a pensare che sin dalla nascita la famiglia debba educare i figli per poi mandarli all’asilo a scuola e così via.
Questo è da sempre il pensiero che pervade ogni nucleo familiare, ma la società non è pronta a seguire gli alunni nel proprio percorso e a valorizzare ogni talento, perché si pensa, in realtà, che tutti siamo dei numeri.
Ci dobbiamo tutti laureare: infatti negli ultimi 30 anni si ha avuto un progressivo aumento delle iscrizioni all’università; senza però che ne facesse seguito un vero e proprio sbocco nel mondo del lavoro, non dando così un seguito agli sforzi fatti dalle famiglie per far perseguire gli studi ai propri figli e soprattutto un futuro degno di tale nome.
Sono veramente convinto che l’Italia non sia ancora pronta, ad oggi, per essere un paese veramente inclusivo, perché bisognerebbe appunto partire dall’individuo e dalla valorizzazione dei propri desideri fin da piccolo per poter far uscire la personalità di ognuno.
Questo lo si può fare solo con adeguati mezzi e un’adeguata dose di adattamento da parte dei programmi scolastici ai vari individui.
Purtroppo, in questa società tutti dobbiamo essere veloci, pronti, scattanti per poi non capire bene dove dobbiamo arrivare e in seguito, magari, doversi inventare un lavoro se poi non ne troviamo uno che soddisfa le nostre esigenze.
Questo non è giusto in quanto non si può pensare che il sistema possa reggere se concepito come standardizzazione e non come personalizzazione, in quanto credo che l’Italia possa diventare un paese migliore solo se valorizza i propri talenti e le proprie peculiarità, consentendo a tutti di potersi esprimere al meglio.
In fin dei conti basta solo far giare al meglio le rotelle per essere un paese degno di tal nome.
CON LA SPERANZA DI FAR FUNZIONARE BENE LE ROTELLE