DISPARITA' O UGUAGLIANZA: UN DILEMMA DA SCOPRIRE 13/11/21
Mi vengono in mente alcune riflessioni, sia per quanto riguarda la situazione lavorativa dei giovani in Italia, sia per quanto concerne l’ambiente e i vari problemi che vi sono legati, che solo apparentemente sono due concetti separati ma sono molto sinergici.
Lavoro e ambiente hanno delle caratteristiche comuni: la prima è il rispetto in tutti i sensi, la seconda è la ciclicità e la terza è l’utilità. Caratteristiche sine qua non perché, se ci pensiamo bene, senza rispetto non si arriva da nessuna parte e senza ciclicità non si riesce a determinare veramente il perché si faccia qualcosa.
Mi spiego meglio: l’ambiente in cui viviamo è molto importante, la sua salvaguardia lo è ancora di più. In un ambiente insalubre, infatti, non potremmo lavorare, quindi è palese come il rispetto di queste due macroaree sia legato.
Nel lavoro, vi sono, purtroppo, grandi differenze di trattamento tra normodotati e disabili, in quanto i secondi, al loro interno, sono discriminati e, per la maggior parte, sono assunti con contratti a progetto, che non ne garantiscono la continuità.
Tutti dobbiamo essere messi in condizione di lavorare in maniera equa e solidale avendo la possibilità di esprimerci sempre al nostro meglio, possibilmente in gruppo, per poter socializzare e migliorarci sempre di più. Ambiente e lavoro, infatti, sono le uniche cose che, se rispettate e valorizzate, possono renderci veramente liberi e darci la possibilità di coltivare anche le nostre passioni.
In definitiva, per un’Italia migliore basterebbe far girare in maniera equa e giusta le rotelle.
L’IMPORTANZA E IL VERO VALORE DELLA VITA
Non dobbiamo mai concepire la vita come una cosa scontata perché non lo è, in quanto ci è stata donata dai nostri genitori che, a loro volta, sono stati ispirati da qualcosa di superiore, quindi, in quanto un dono, va solo vissuta al meglio.
Come possiamo fare per raggiungere questo obiettivo?
Dobbiamo solo capire che qualsiasi difficoltà possiamo avere è affrontabile, basta avere l’educazione giusta e soprattutto l’approccio coretto.
Infatti, la vita non è facile, anzi a volte ci mette davanti a situazioni difficilissime, ma, d’altro canto, riesce a regalarci emozioni bellissime, quindi è un contraltare di emozioni diverse che ti mettono alla prova ogni giorno.
Per affrontarle al meglio non dobbiamo crearci problemi di nessuna sorta e non dobbiamo pensare negativo, ma sempre positivo con la grinta e la determinazione che ci consente di affrontare tutto al meglio.
Come si consegue questo stile di vita? Dobbiamo metterci in testa che i valori, quelli importanti, non sono lo status sociale, quanti averi si hanno e così via ma come si decide di approcciare alla vita stessa.
Se si mette il rispetto al primo posto, l’educazione, lo studio di sé e di ciò che più ci piace e si mettono le nostre passioni al primo posto, possiamo capire come tutti i problemi di discriminazione e della concezione sbagliata dei disabili che si ha diventino relativi, perché nessuno ci penserebbe più in quanto saremmo tutti più felici.
In definitiva, per vivere la vita al meglio bisogna solo essere più naturali e se stessi, perché solo così si può essere felici.
Insomma, in fin dei conti basta solo far girare le rotelle.
UNA DIVERSA CONCEZIONE DELLA REALTA' SIA A LIVELLO SOCIALE CHE LAVORATIVO
In questi ultimi tempi sto notando che, oltre ad esserci un egoismo sempre maggiore, vi è anche una concezione del sé un po’ distorta, perché non ci si ricorda, o non si viene educati, al rispetto dei ruoli e dell’altro.
Per avere una vita sostenibile bisognerebbe vivere in una società basata sulla meritocrazia, così che, non ci possano essere distinzioni tra disabile e non disabile, a livello lavorativo, o di genere e così via.
Tutto dovrebbe essere basato sul merito perché è solo così che si può trarre il meglio da ognuno di noi.
In fin dei conti la disabilità, qualunque sia la sua forma, la sua gravità è sempre e solo un’occasione per vedere la vita con altri occhi, in quanto da seduti si ha una prospettiva diversa rispetto a quando si è in piedi e vedere la realtà da un altro punto di vista spesso non è altro che un vantaggio.
Io sono disabile dalla nascita e grazie al supporto dei miei genitori ho sempre avuto la possibilità di curarmi al meglio e di formarmi al meglio.
Altri, purtroppo, non hanno avuto questa possibilità perché in Italia vige ancora la cultura che chi è disabile ha meno possibilità. Bisognerebbe, invece, sin da piccoli, far capire alle nuove generazioni che siamo tutti uguali ma tutti diversi, così da non avere problemi sociali di alcun tipo.
Le discriminazioni nascono, infatti, da concezioni strane che le persone hanno degli altri perché forse non sono troppo acculturati; quindi, è palese come, se i valori sociali si basassero sulla meritocrazia, questo non accadrebbe.
A parer mio se si usasse di più il valore meritocratico non ci troveremo più in situazioni come quelle che sono avvenute in Sicilia, perché la prevenzione sarebbe al primo posto; se le persone venissero formate o scelte per le loro competenze. Tutti sappiamo quanto sia sviluppato sulla carta il tema della prevenzione metereologica, soltanto che chi ne è preposto a volte non viene ascoltato e, così, si creano tutti questi disagi perché si lascia sempre sia il fato a dover gestire tutto e non la mente degli uomini preparati.
Sono stufo di vedere immagini di ospedali allagati e pazienti trasferiti o, ancor peggio, di vedere vittime a causa dell’incuria dell’uomo.
In definitiva, l’ambiente sarebbe più rispettato se il valore fondante fosse meritocratico.
Insomma, per un mondo migliore ci vorrebbe più meritocrazia per tutti.
IL PROBLEMA SORGENTE DELLA SOCIETA' ITALIANA
Il nostro paese, come si sa, è il più bello del mondo, purtroppo, però, nè il suo valore artistico né il suo valore paesaggistico né la propria cultura vengono valorizzati a pieno.
Questo perché si tende a dare per scontato tutto e ormai si pensa che sia assodato il concetto di Italia uguale turismo; Italia uguale pasta, pizza e così via.
Per fortuna, però, il nostro paese non è solo questo, ma è anche una fucina di talenti in quanto menti pensanti.
Mi riferisco a tutti quegli studenti che in giovane età non riescono a trovare il giusto sbocco nel mondo del lavoro perché, purtroppo, l’università perde valore nel momento in cui quest’ultimo viene approcciato. Si tende, infatti, a non essere sinergici tra settore accademico e settore lavorativo, così da poter rendere continuativo il percorso.
Posto che nella vita si deve sbagliare per poter imparare non credo che, però, a farlo debbano essere le università.
Ognuno dovrebbe avere, uscito dal percorso accademico, almeno un’opportunità di lavoro degna di questo nome e i corsi fatti dai luoghi di lavoro dovrebbero essere soltanto di aggiornamento e non dovrebbero farti fare una formazione ad personam in base al lavoro che si deve svolgere; o meglio, si dovrebbe cominciare a lavorare formandosi.
In definitiva, per un’Italia migliore ci vuole uno sfruttamento della cultura e dei suoi mezzi molto più avanzato, per poter dare la possibilità alle giovani menti, non solo di poter trovare un lavoro soddisfacente, ma anche di non dover lasciare il nostro bel paese.
L’Italia potrebbe essere valorizzata molto di più facendo girare le rotelle.
CON LA SPERANZA DI FAR FUNZIONARE BENE LE ROTELLE